Testimonianze

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Slow wine

L’Azienda Vinicola Poggio Murazzo nasce da un progetto di vita della famiglia Bergonzini, che pur non avendo alle spalle tradizioni contadine è riuscita a fondere il legame col proprio territorio, l’amore per la natura e la valorizzazione degli antichi sapori in un sogno che si è trasformato in attività.

L’Azienda si trova su di un poggio, ad un’altitudine di 320 metri sul livello del mare, è situata nella caratteristica zona collinare di Villabianca, riscaldata da un ambiente favorevole dove la vite trova il luogo ed il clima ideale per produrre le sue uve migliori.

Collocata a 10 minuti dal mondo cittadino, ma anni luce dallo stress dei ritmi frenetici e dalla crescente urbanizzazione del territorio, la particolare posizione permette una visuale di 360° su di una incantevole cornice naturale tra la Valle del Panaro, il Monte Cimone, i calanchi e la torre di Denzano di Modena.

L’Azienda produce vini Malvasia, secco e dolce, Pinot, Sauvignon, Lambrusco Grasparossa e Barbera

Una produzione limitata ma di pregio è rappresentata anche dal Terpenico, un “passito” invecchiato per due anni in botticelle di rovere.

QUALCHE INFORMAZIONE IN PIU'

Dopo una vita nel commercio della frutta, nel 1990 acquista con la famiglia un piccolo appezzamento di circa un ettaro, su di una terrazza naturale che sovrasta Marano, su di un poggio che domina la vallata e guarda a sud il Cimone, la torre di Denzano e finisce a lambire i Calanchi. 

I terreni sono quindi argillosi, con scheletro calcareo e nei vini si ritrova parte di questa mineralità. 

Appassionato di viticoltura da tempo, produce vino per sé e qualche amico fino al 2008 circa, quando comincia ad etichettare e presentare al pubblico la sua piccola, ma appassionata, produzione.

In una vigna di un ettaro, il numero di bottiglie prodotte – considerata anche una resa tenuta limitata per garantire maggior qualità – variano dalle 1500 alle 2000. Ma la parte straordinaria di questa azienda é la varietà. Lambrusco Grasparossa, Malvasia, Moscato, Pinot bianco, qualche ceppo di Verduzzo friulano e Traminer aromatico, Sauvignon e Barbera.

Le varietà sono davvero tante, per un ettaro, ma provando uvaggi e sperimentando tecniche, il futuro dirà quali conservare e quali invece abbandonare.

A parte il Traminer (uva aromatica autoctona del Trentino-Alto Adige, che regala vini secchi famosissimi e di inebrianti profumi di frutta esotica, segno distintivo del vitigno) vinificata dopo appassimento su graticci, tutti gli altri vitigni sono vinificati in maniera tradizionale, con il metodo della rifermentazione in bottiglia e della sfecciatura. Produzione frizzante quindi, a Villabianca!

Vale la pena spendere due parole per spiegare cosa si intende con rifermentazione in bottiglia e sfecciatura

La rifermentazione in bottiglia, di cui oggi si sente parlare molto soprattutto nelle nostre zone, dove per tradizione “facciamo spumare anche l’acqua”, come dicono i “forestieri”, altro non é che il metodo più tradizionale con il quale far prendere la spuma al Lambrusco o a tutti gli altri vini “mossi” delle nostre terre. 

Dopo la svinatura e la prima fermentazione (quella alcolica), si imbottigliano i mosti fermentati e tappandoli in modo stagno, riparte una seconda fermentazione che andrà a consumare gli zuccheri rimasti, senza lasciar scappare l’anidride carbonica di risulta, che tornerà così ridisciolta nel vino e regalerà la meravigliosa spuma.

Oggi, alla rifermentazione si affianca la sfecciatura, cioè l’eliminazione delle fecce prodotte dalla rifermentazione in bottiglia (lieviti morti), il cosiddetto “fondo”, sempre presente quando si arriva a finire la bottiglia. 

Questa pratica, che in parte deriva dal metodo classico (Champagne e Franciacorta), porta ad ottenere vini limpidi, senza particelle e fecce in sospensione appunto. 

I vini sfecciati, vengono coricati orizzontalmente, con tappo a corona, durante la rifermentazione in bottiglia, gradualmente portati ad una posizione verticale, che vede, dopo 8-10 mesi nel caso di Poggio Murazzo, la bottiglia capovolta e la fecce raccolte dal tappo

Viene poi stappata dopo aver “gelato” lo strato di sedimento “aggrappato al tappo”, rabboccata con lo stesso vino e ritappata. 

La sfecciatura, oltre a donare limpidezza e lucentezza ai vini, dona anche profumi più complessi e caratteri ai vini, proprio grazie alla sosta sulle fecce, che nel tempo cedono ancora proprietà organolettiche al prodotto.

Queste due tecniche, rifermentazione in bottiglia e sfecciatura, vengono chiamate oggi “Metodo Ancestrale”. 

Giorgio Bergonzini in cantina lavora da solo, curando ogni aspetto della produzione, dalla pigiatura, fino alla tappatura ed etichettatura delle bottiglie. 

Ed è proprio nelle etichette che in questi prodotti possiamo trovare un’altra unicità. Giorgio, al momento di presentare al pubblico i suoi prodotti, nel 2008 si trovò in difficoltà nella scelta del packaging. 
Si affidò quindi alla decennale amicizia con un rinomato e quotato pittore Vignolese, Domenico Simonini per poter utilizzare alcune immagini dei suoi quadri con cui “impreziosire”, é il caso di dirlo, il lavoro artigiano della sua azienda. 

Ogni bottiglia quindi, racconta nella sua etichetta, l’arte di Simonini, che con il vino e la convivialità di certo si sposa in maniera perfetta.

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